Le masserie

Le masserie rappresentano un elemento distintivo del paesaggio pugliese, esprimendo un forte legame con la ruralità. In passato, infatti, erano importanti centri agricoli e sociali, nei quali le giornate erano scandite dal lavoro nei campi, dall’allevamento del bestiame e dalla trasformazione dei prodotti derivanti da queste attività. La nascita di tali fattorie fortificate si deve alla colonizzazione baronale, avvenuta tra il XVI e il XVIII secolo, di vaste aree interne del Mezzogiorno che si presentavano in stato di abbandono. Per approvvigionarsi di cereali, la Spagna concesse la licenza di ripopolamento ai nobili del Regno delle Due Sicilie, i quali spesso fondavano veri e propri villaggi nel perimetro della costruzione originaria. In tal senso le masserie costituivano l’espressione di un’organizzazione geo-economica legata al latifondo, che alimentava le rendite delle classi aristocratiche e della borghesia.

Esse apparivano dunque come grandi aziende agricole di cui l’abitazione del “massaro” (o proprietario), disposta al primo piano, costituiva l’edificio più vasto. Nell’unico spazio centrale si affacciavano gli ingressi dei vari spazi di lavoro, compresi gli alloggi dei contadini, le stalle, i locali per polli, conigli e volatili vari, e infine i depositi per foraggi, provviste e raccolti. Altri ambienti servivano per il deposito degli attrezzi da lavoro e come ricovero di cavalli. Le poche aperture e finestre rivolte verso l’esterno erano sormontate da feritoie, le cosiddette “caditoie”, poste sui muri perimetrali del tetto, dalla cui “bocca” si facevano cadere pietre e altri materiali pesanti per impedire a persone sconosciute, come pure ad animali feroci, di entrare nei locali. Una grande porta d’ingresso, sbarrata da un pesante portone, permetteva l’accesso al cortile anche alle carrozze e ai carriaggi da trasporto. Le masserie più grandi disponevano di molini e frantoi, oltre che di chiesette, nelle quali venivano celebrate le funzioni domenicali. La presenza di mura esterne di cinta, bastioni, torrette e garitte garantiva la protezione ai nuclei familiari che vivevano e lavoravano all’interno di questi complessi.

Masserie più recenti si sono evolute, invece, da strutture originariamente associate al fenomeno della transumanza. Lungo questi percorsi si trovavano, infatti, le “poste”, vaste estensioni pascolative caratterizzate da una costruzione in pietra, il “pagliaro” o “jazzetidde”, occupata dai pastori, unitamente ai recinti per il ricovero di pecore e bovini. Queste strutture, da principio transitorie e precarie, si trasformarono in forme di allevamento più stabili ed articolate, soprattutto nelle zone di svernamento degli ovini. I vani destinati ai pastori si moltiplicarono, dotandosi di camini per la lavorazione del latte. Le recinzioni si trasformarono in muri lunghi ed alti sui quali veniva posta la “chianca”, una larga lastra di calcare che impediva l’accesso a lupi e volpi, che minacciavano il bestiame, oltre che l’uscita del gregge o della mandria stessa.

A partire dalla fine del secolo scorso, molte di queste masserie storiche sono state ristrutturate e adibite ad agriturismi o a strutture ricettive, che restano in gestione a privati, generalmente i proprietari stessi, a differenza di quanto accade per strutture simili disseminate nel territorio europeo, come i Paradores spagnoli o i Relais & Châteaux francesi, gestite dallo Stato.

Details

Date
1 luglio 2015
Apulian Roots | Le masserie
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